

Salvatore Stefio
"Se il Futurismo storico celebrava l'accelerazione, il Futurismo Politico contemporaneo assume come compito l'orientamento. Non è culto del nuovo in quanto tale, ma disciplina della direzione."
Genealogia e fondamenti
del Futurismo Politico
e convergenza con la Destra VITALEIntroduzione
Ogni concetto politico che ambisca a orientare il presente deve chiarire le proprie radici. Senza una genealogia, le parole restano slogan; senza un fondamento storico, le categorie si svuotano; senza una consapevolezza delle proprie origini, ogni progetto rischia di apparire arbitrario.
Il termine "Futurismo" porta con sé una memoria precisa, legata all'esperienza dell'avanguardia italiana del primo Novecento e alla figura di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento noto come Futurismo. Evocare quel nome significa inevitabilmente confrontarsi con un'eredità culturale complessa, fatta di slanci innovativi, tensioni radicali e profonde ambivalenze storiche.
Il Futurismo Politico non ignora questa eredità, né la assume in modo acritico. Non si tratta di riprodurre un'esperienza storica, ma di interrogarne il nucleo generativo. Ogni genealogia, infatti, non è un atto di imitazione, bensì un'operazione di discernimento: distinguere ciò che appartiene al contesto storico da ciò che costituisce una categoria più profonda; separare l'elemento contingente da quello strutturale; comprendere quale impulso possa essere riformulato alla luce delle condizioni del presente.
La genealogia teorica del Futurismo Politico nasce da questa esigenza: chiarire in che senso sia possibile parlare oggi di "Futurismo" senza cadere né nell'anacronismo né nella semplice evocazione simbolica. Se il Futurismo storico fu una risposta alla crisi della modernità nascente, il Futurismo Politico contemporaneo si confronta con una modernità già compiuta, accelerata e spesso disorientata. La continuità non risiede nelle forme esteriori, ma nella postura verso il tempo.
È dunque necessario ripercorrere le coordinate originarie del Futurismo per individuare la chiave che ne consente l'attualizzazione politica. Solo attraverso questa operazione di chiarificazione è possibile fondare il Futurismo Politico come categoria autonoma, capace di distinguersi tanto dall'avanguardia estetica novecentesca quanto dalle tradizionali classificazioni ideologiche contemporanee, così confuse e snaturate.
La genealogia che segue è un atto di responsabilità teorica: comprendere da dove viene un concetto per stabilire dove può condurre.
Genealogia teorica del Futurismo Politico
Il Futurismo Politico contemporaneo non nasce come riproduzione di un'avanguardia storica, né come semplice operazione nominale. Esso si colloca dentro una genealogia culturale precisa, che prende avvio dal Futurismo del primo Novecento per superarlo e trasfigurarlo in categoria politica orientativa.
Il Futurismo storico — inaugurato nel 1909 con il Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti e sviluppatosi come movimento d'avanguardia noto come Futurismo — fu anzitutto una risposta alla frattura prodotta dalla modernità tecnica. Non fu soltanto un movimento artistico, ma una reazione antropologica alla trasformazione del tempo storico. Di fronte alla velocità industriale, all'urbanizzazione accelerata, alla nascita della società di massa, il Futurismo propose una postura radicale: rompere con l'immobilismo del passato e riallineare l'uomo all'epoca nuova.
La sua cifra fu la rottura. La sua energia fu la velocità. Il suo simbolo fu la macchina. Il suo mito fu l'azione.
Ma il nucleo più profondo del Futurismo non è nell'iconoclastia, bensì nella volontà di intervenire sul tempo. Il Futurismo fu, prima di tutto, una dichiarazione di guerra alla passività storica. Esso affermava che il futuro non dovesse essere atteso, bensì conquistato.
È in questa volontà di determinare il tempo che si trova la chiave della sua attualizzazione.
Dalla velocità alla direzione
Il Novecento aveva bisogno di accelerare. Il XXI secolo ha bisogno di orientare.
Nel 1909 la velocità era promessa di emancipazione: significava uscire dall'arretratezza, spezzare l'immobilismo, entrare nella modernità. Oggi la velocità è condizione permanente. La tecnica ha saturato lo spazio, la comunicazione è istantanea, l'economia è globale, l'innovazione è continua. Il problema non è più l'inerzia, ma la dispersione.
Il Futurismo Politico, oggi, nasce dentro questa trasformazione. Se il Futurismo storico celebrava l'accelerazione, il Futurismo Politico assume come compito l'orientamento. Non è culto del nuovo in quanto tale, ma disciplina della direzione. Non è esaltazione del movimento, ma costruzione di un progetto.
Il passaggio genealogico è dunque chiaro: dall'energia alla struttura, dal gesto alla istituzione, dall'impulso alla architettura.
Dalla rottura alla sintesi
Il Futurismo originario si fondava sulla rottura simbolica con il passato. Musei, accademie, tradizioni erano percepiti come peso. Il passato appariva come zavorra.
Il Futurismo Politico, al contrario, non intende negare la tradizione, ma rileggerla come infrastruttura. La tradizione non è un museo da distruggere, ma un deposito di continuità da organizzare. La rottura lascia il posto alla sintesi.
In questo senso, il Futurismo Politico si distingue tanto dal conservatorismo statico quanto dal progressismo dissolutivo. Non difende il passato in quanto tale, né idolatra il cambiamento in quanto tale. Opera una ricomposizione dinamica: radici e slancio, identità e innovazione, protezione e libertà.
Se il Futurismo del primo Novecento voleva liberare l'Italia dal peso della tradizione museale, il Futurismo Politico contemporaneo vuole liberare la comunità politica dall'assenza di direzione.
Dall'estetica alla metapolitica
Il Futurismo storico fu innanzitutto un'estetica: una rivoluzione del sensibile, un linguaggio artistico e politico che ambiva a trasformare la percezione del mondo.
Il Futurismo Politico contemporaneo non è un'estetica, ma una categoria metapolitica. Non si limita a produrre simboli; costruisce cornici. Non si esprime attraverso la provocazione, ma attraverso l'ordinamento.
In questo senso, il termine "Futurismo" non indica un movimento artistico replicato, ma una postura permanente: la volontà consapevole di governare il tempo storico anziché subirlo.
Il Futurismo Politico assume dunque la modernità non come fatalità, ma come materia da organizzare. La tecnica non è mito, ma strumento. La velocità non è valore, ma condizione. Il progresso non è automatico, ma dipende dalla qualità delle decisioni politiche.
Modernità tecnica e modernità identitaria
Il Futurismo novecentesco celebrava la macchina, l'industria, l'energia della guerra come rottura storica. Era immerso nel contesto dell'interventismo e delle tensioni nazionali del suo tempo.
Il Futurismo Politico contemporaneo si muove in un contesto radicalmente diverso: globalizzazione, frammentazione culturale, crisi di sovranità, insicurezza sociale, trasformazione del lavoro.
La questione non è più affermare la modernità tecnica — ormai dominante — ma preservare coesione, identità e sovranità dentro un ambiente tecnico globale. Il problema non è l'arretratezza, ma la disintegrazione.
Per questo il Futurismo Politico non è culto della macchina e tecnologia, ma governo consapevole della modernità. Non è estetizzazione dell'energia, ma architettura istituzionale capace di garantire sovranità, sicurezza, lavoro, dignità e continuità intergenerazionale.
La volontà come principio ordinatore
Un elemento accomuna la genealogia del Futurismo: la centralità della volontà.
Nel Futurismo storico, la volontà era energia irruente, vitalismo, impulso creativo. Nel Futurismo Politico, la volontà diventa disciplina della visione. Non più slancio istintivo, ma capacità di progettare il futuro attraverso istituzioni solide, politiche coerenti e responsabilità collettiva.
La volontà non è più solo un gesto eroico, ma governo del possibile.
Futurismo come forma dinamica della conservazione
In questa genealogia emerge un punto decisivo: il Futurismo Politico non è anti-tradizionale, ma anti-inerziale. Non è anti-passato, ma anti-stagnazione. Non è progressismo, ma orientamento.
Esso può essere definito come la forma dinamica della conservazione: la capacità di preservare identità e continuità non attraverso l'immobilità, ma attraverso l'adattamento consapevole e la progettualità.
In tal senso, il Futurismo Politico si configura come risposta alla crisi di direzione delle società contemporanee. Dove domina la velocità senza senso, propone orientamento. Dove prevale la frammentazione, propone coesione. Dove si afferma l'immediatezza, propone visione di lungo periodo.
Conclusione genealogica
Il Futurismo del 1909 fu un gesto di rottura necessario per un'epoca che doveva entrare nella modernità. Il Futurismo Politico contemporaneo è un progetto di ordinamento per un'epoca che rischia di perdersi dentro la modernità.
Se il primo gridava "distruggiamo il passato", il secondo afferma: organizziamo il futuro.
La continuità non sta nei simboli, né nelle forme espressive, ma nella postura verso il tempo. Il Futurismo, reinterpretato politicamente, non è culto del nuovo, ma volontà di determinare il tempo storico.
Ed è in questa volontà che la genealogia si compie e si rinnova.
Dal fondamento teorico alla proposta d'indirizzo politico
La genealogia qui delineata non esaurisce il Futurismo Politico; ne costituisce il presupposto. Chiarire le radici, distinguere le eredità, individuare la chiave di attualizzazione era un passaggio necessario per sottrarre il termine "Futurismo" all'equivoco e restituirgli una funzione ordinativa nel presente.
Ma una genealogia, per quanto rigorosa, resta incompleta se non si traduce in architettura concreta.
Il Futurismo Politico non è una meditazione sul passato, né una riflessione astratta sul tempo. È una proposta. È un orientamento. È una struttura di pensiero che chiede di essere tradotta in principi operativi, scelte istituzionali, visione economica, organizzazione sociale.
La questione centrale non è più entrare nella
modernità, ma governarla.
Il breve saggio "Futurismo Politico – orientamento ideale per i
futuristi contemporanei" nasce precisamente da questa esigenza:
passare dal fondamento teorico alla formulazione organica di un orientamento
ideale per i FUTURISTI contemporanei. Esso sviluppa ciò che qui è stato
delineato in forma genealogica, articolandolo in una visione coerente della
sovranità, del lavoro, della sicurezza, dell'identità e della responsabilità
intergenerazionale.
Futurismo Politico e Destra VITALE: energia orientata
Se la genealogia ha chiarito la postura del Futurismo Politico nei confronti del tempo, occorre ora individuare la sua collocazione nello spazio ideale contemporaneo.
Il Futurismo Politico, come categoria metapolitica, non è neutrale. Esso presuppone una concezione della comunità, della sovranità e della continuità storica. In questo senso, la sua traduzione politica trova una naturale consonanza con la visione definita dal Gen. Roberto Vannacci di Destra VITALE: non una destra nostalgica o meramente conservativa, ma una destra energetica, orientativa, capace di trasformare la modernità in progetto.
VITALE non è soltanto un acronimo valoriale, come egregiamente espresso da Vannacci (Futuro Nazionale); è una sintesi operativa che possiamo ulteriormente approfondire e collegare al Futurismo politico:
V come Virtù.
Il Futurismo Politico assume la volontà come principio ordinatore. La virtù,
intesa in senso classico come forza morale e capacità di decisione, è il
presupposto di ogni governo del tempo. Senza virtù, l'orientamento si dissolve
nella gestione tecnica.
I come Identità.
La genealogia ha mostrato come il Futurismo Politico non sia rottura
dissolutiva, ma sintesi dinamica. L'identità non è chiusura, ma infrastruttura.
Senza radici, non vi è direzione; senza continuità, non vi è futuro. La
modernità tecnica deve essere governata da una modernità identitaria.
T come Tradizione.
Se il Futurismo storico rompeva con il passato museale, il Futurismo Politico
contemporaneo riorganizza la tradizione come patrimonio attivo. La tradizione
non è inerzia, ma memoria strutturante. È ciò che rende possibile una
conservazione dinamica.
A come Amore.
Ogni progetto politico autentico presuppone un principio di appartenenza.
L'amore per la comunità, per la famiglia, per la Patria non è sentimentalismo,
ma fondamento della responsabilità intergenerazionale. Senza questo legame, la
politica si riduce ad amministrazione.
L come Libertà.
La libertà non è mera assenza di vincoli, ma capacità di autodeterminazione
collettiva. Nel contesto della globalizzazione e della frammentazione, libertà
significa sovranità, capacità decisionale, autonomia istituzionale.
E come Energia ed Eccellenza.
Il Futurismo Politico nasce dall'idea che il tempo vada governato. Ciò richiede
energia morale ed eccellenza istituzionale. Non basta resistere: occorre
elevare, selezionare, valorizzare il merito e la competenza.
In questa prospettiva, se il Futurismo Politico definisce la postura verso il tempo, Futuro Nazionale ne incarna la direzione storica.
Non si tratta di tornare indietro, ma di avanzare con
radici.
Non di accelerare senza criterio, ma di orientare con coscienza.
Non di dissolvere, ma di costruire.
È in questa convergenza tra volontà ordinatrice e identità dinamica che il Futurismo Politico trova la sua traduzione politica più coerente.
Salvatore Stefio

